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Quale giustizia, quale libertà?

Considerazioni sul ruolo della giustizia e sui limiti della libertà del singolo
di Renzo Pacher* 


Il rispetto delle regole è, innanzitutto, una questione di educazione: dovrebbero essere i genitori e gli educatori (sacerdoti, insegnanti, organizzatori e dirigenti dei gruppi giovanili ecc.) a porre ai giovani dei limiti, a porre un freno alla loro esuberanza e/o invadenza. Ma qual è il limite? Il limite è il rispetto per gli altri. Infatti, già il giurista dell’antica Roma Eneo Domizio Ulpiano (170-228 d.C.) aveva sintetizzato così il principio di diritto, come regola fondamentale per una civile convivenza: “vivere onestamente, non danneggiare nessuno, dare a ciascuno il suo”. Va inoltre aggiunto che la libertà di ciascuno non è illimitata, ma finisce necessariamente dove inizia quella degli altri, cosicché una società bene ordinata dovrebbe vivere e svilupparsi in modo pacifico e costruttivo, grazie al desiderio di tutti i suoi componenti di collaborare al bene comune e nel reciproco rispetto. Purtroppo, poiché non tutti sono pronti a rispettare spontaneamente il prossimo ed a comportarsi correttamente, una società bene ordinata deve imporre delle regole ma, poiché non tutti sono pronti a rispettare spontaneamente tali regole, è necessario prevedere anche delle sanzioni, con la conseguenza che il singolo può scegliere tra rispettare le regole o non rispettarle, ben sapendo però di rischiare in quest’ultimo caso una sanzione.

E’ evidente che, in una società civile, non può essere la parte offesa a farsi giustizia da sé, cioè ad esercitare una specie di vendetta nei confronti di chi gli ha provocato un danno o, in genere, un’offesa, ma il danneggiato deve denunciare il fatto direttamente al Pubblico Ministero (o ad un qualsiasi organo di polizia, il quale ha l’obbligo di riferire al PM) e l’autore, purché sia stato identificato e sia stata raggiunta la prova della sua colpevolezza, sarà punito.

Il delitto di danneggiamento è così configurato: “chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui con violenza alla persona o con minaccia ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall'articolo 331 [interruzione di pubblico servizio], è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. // Alla stessa pena soggiace chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili le seguenti cose altrui: 1. edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all'esercizio di un culto, o su cose di interesse storico o artistico ovunque siano ubicate o su immobili compresi nel perimetro dei centri storici ovvero su immobili i cui lavori di costruzione, di ristrutturazione, di recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati, o su altre delle cose indicate nel numero 7 dell'articolo 625 [l’ipotesi più rilevante è quella riguardante le cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a pignoramento, o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza]; 2. opere destinate all'irrigazione; 3. piantate di viti, di alberi o arbusti fruttiferi, o su boschi, selve o foreste, ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento; 4. attrezzature e impianti sportivi al fine di impedire o interrompere lo svolgimento di manifestazioni sportive” (cfr. 1° e 2° comma dell’art. 635 cod. penale, come modificato dal d. lgs. n. 7 del 15.01.2016)."

Il legislatore ha poi vietato al giudice, in caso di condanna, di concedere automaticamente all’imputato il beneficio della sospensione condizionale della pena, ma ha precisato che “per i reati di cui al primo e secondo comma, la sospensione condizionale della pena è subordinata all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna” (cfr. il 3° comma dell’art. 635 cod. penale, come modificato dal d. lgs n. 7 del 15.01.2016).

Dall’attuale configurazione del delitto di danneggiamento derivano le seguenti osservazioni:
1) va senz’altro approvata la severità, come decisa dal legislatore per reprimere il delitto in esame. Il reato di danneggiamento, infatti, è anche un reato “stupido”, in quanto chi lo commette non ne trae alcuna utilità. Infatti, se viene commesso un furto, solamente il derubato subisce un danno, mentre almeno il ladro ne trae un’utilità. Nel caso del danneggiamento, invece, è certo che la vittima subisce un danno, ma non vi è alcuna utilità per chi lo commette anzi, se il danno è provocato a beni pubblici, si tratta di un reato sostanzialmente autolesionista (cfr. il punto seguente).
2) Il delitto di danneggiamento appare deprecabile anche quando il proprietario della cosa danneggiata non è una persona fisica, ma un ente pubblico (il Comune, la Provincia, lo Stato ecc.), atteso che la ricostruzione o, se possibile, la riparazione della cosa danneggiata comporta delle spese, spese che vengono quindi sottratte ad altri settori della pubblica amministrazione (sanità, scuole, case di riposo ecc.) con un danno, quindi, per l’intera comunità. Succederà quindi che anche l’autore del reato si vedrà negare delle prestazioni pubbliche per mancanza di risorse sufficienti. Al ché va aggiunto anche l’aumento della pressione fiscale.
3) Proprio perché a subire il danno è la collettività, giustamente è stato introdotto l’obbligo, a carico dell’autore del reato, di rimediare al danno in forma specifica o di svolgere un’attività gratuita, a favore della collettività stessa. In alternativa, non gli resterà che scontare la pena in carcere.
4) Il problema maggiore, in tema di danneggiamento, è quello della prova, atteso che il reato viene commesso prevalentemente in ora notturna ed in luoghi isolati. Pare evidente che la collocazione di telecamere nei punti strategici debba esser visto favorevolmente, tanto più che, chi si comporta correttamente non ha alcun motivo per ritenere violata la propria privacy.
5) La garanzia di correttezza dell’intero procedimento è data infine dall’intervento dell’Autorità Giudiziaria. Ed infatti:
a) il Pubblico Ministero, il cui compito è di promuovere l’applicazione della legge, effettua un primo esame della denuncia di parte e/o delle indagini svolte dalle forze dell’ordine e, se ne ricorrono i presupposti, chiede l’applicazione della giusta sanzione a carico di chi ha commesso il reato,
b) il Giudice, da una posizione di terzietà sia rispetto alla persona o all’ente danneggiato (che sia il Comune o lo Stato o un ente ecclesiastico o altro), sia rispetto al PM, sia rispetto all’imputato ed al suo difensore, valuta in piena indipendenza le richieste del PM, nonché le prove, dallo stesso offerte, e, se le ritiene convincenti, determina (fra il minimo ed il massimo) la giusta pena. In questo modo viene difesa la civile convivenza, mentre chi infrange le regole subisce la giusta punizione.

* Renzo Pacher, laurea in Giurisprudenza a PD nel 1972, è stato avvocato libero professionista dal 1974, magistrato dal 1979, Pretore di Bressanone dal 1980, Consigliere di Corte d'Appello presso la Sezione distaccata di Bolzano dal 1996, Presidente di Sezione di Corte d'Appello in Bolzano dal 2006 e Presidente preposto alla Sezione distaccata di Corte d'Appello di Bolzano dal 2009 al 2014. In tutta la sua carriera si è sempre occupato sia di diritto civile sia di diritto penale. Nei 16 anni, in cui è stato Pretore di Bressanone, ha svolto anche le funzioni di Giudice Tutelare, mentre nei cinque anni da Presidente preposto alla Sezione distaccata di Corte d'Appello di Bolzano, oltre al collegio penale, ha presieduto sia il collegio che si occupava di diritto di famiglia (separazioni e divorzi) sia il Collegio minorile (sospensione e/o perdita della potestà genitoriale, adozioni, reati commessi da minori ecc.). Renzo Pacher vive a Bressanone.
 
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